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Caboto e gli altri Storia di esploratori, re, mercanti e
aringhe di Antonino Rallo Tra i grandi navigatori italiani che
parteciparono alla scoperta del Nuovo Mondo, la figura di Giovanni Caboto (John
Cabot per gli inglesi) fu decisamente la più misteriosa per diversi motivi.
Riguardo il luogo di nascita, un paio di ipotesi si fronteggiano, quasi ad
armi pari: Per Ugo Tucci (Università di Venezia) (1972) Giovanni nacque a Gaeta attorno al 1450 in una
famiglia che per due secoli aveva fornito alla città tirrenica ambasciatori e
consoli, oltre che navigatori e mercanti. Da pochi anni (1997) ha ripreso forza
l'ipotesi della nascita a Savona. Secondo documenti spagnoli citati da Luisa
D'Arienzo (Università di Cagliari), Giovanni Caboto è presente a Valenza nel
1491, in stretto contatto con cittadini savonesi che portano lo stesso
cognome (indicato a volte come Gavoto). A parte la questione, per nulla secondaria,
del luogo di nascita, il mistero più fitto avvolge sia l'aspetto fisico che
le vicende che portarono alla sua morte. Di certo si sa che Giovanni, ad un certo
punto della sua vita, si stabilì a Venezia, dove per lo meno 15 anni dopo,
nel marzo 1476, venne riconosciuto cittadino dal Senato della città lagunare.
Si sposò con Mattea, da cui ebbe tre figli che lo seguirono in numerosi
viaggi in Oriente, acquisendo abilità straordinarie nell'arte della
navigazione. Abilità che la Serenissima non fu
interessata a sfruttare, perdendo l'occasione storica di inserirsi nel novero
delle potenze marinare, Portogallo e Spagna in prima fila, che stavano
cercando con tutti i mezzi di raggiungere le Indie navigando verso occidente.
L’Italia, terra di alcuni tra i piu' dotati navigatori dell'epoca, insisteva
nella politica miope di bruciare i propri talenti migliori. Nella seconda metà del 1491 Giovanni Caboto
approdò quindi a Valenza, dove incontrò mercanti veneziani, genovesi,
fiorentini. Li incontrò un Nicola Caboto, mercante assicuratore savonese con
collegamenti con Siviglia, Lisbona e l'Inghilterra. Alla fine del 1493 si
trasferì a Bristol per realizzare il sogno di raggiungere l'Asia orientale,
il favoloso Cathay, attraverso l'Oceano Atlantico. Per diverso tempo il
navigatore tentò di convincere i mercanti di Bristol a finanziare la sua
spedizione, riuscendo a raccogliere solo una parte dei fondi necessari. Già nel 1493, quando anche in Inghilterra
si credette che Colombo avesse raggiunto l'Asia navigando verso ovest,
l'ambiente per un esploratore proiettato verso l'atlantico occidentale come
Caboto era diventato propizio. Curiosamente, il finanziamento del viaggio fu
portato a termine da mercanti interessati non alle spezie orientali, ma al
commercio delle aringhe. Da diversi anni, infatti, i produttori di
pesce salato locali erano in difficoltà per un repentino crollo della
quantità di aringhe pescate nel mare del Nord e speravano nella scoperta di
altri, più ricchi, banchi di pesca in mari sconosciuti. Così nel 1496 Enrico
VII d'lnghilterra, che già aveva perso l’occasione di avere Colombo al
proprio servizio, si affrettò a concedere l'autorizzazione a Giovanni Caboto
di navigare per la corona inglese. Gli sparagnini mercanti di Bristol misero a
disposizione dell'italiano una caravella di modesto tonnellaggio, il Matthew,
e un equipaggio di appena 18 uomini, del quale faceva parte pure il figlio
Sebastiano. Salparono il 2 maggio 1497, seguendo una
rotta più a nord di quella scelta da Colombo pochi anni prima ed effettuando
una navigazione durissima, con mare grosso e continue tempeste da nord. Il 24
giugno, giorno di San Giovanni, la caravella di Caboto approdò in quella che
oggi e' l'isola di Capo Bretone in Nuova Scozia. Costeggiò quindi la grande
isola che chiamò Terranova, scoprendo i Grandi Banchi, una zona di bassi
fondali dove, pur trovando poche aringhe, l’esploratore scrisse che i ben
piu' pregiati merluzzi nuotavano in tali quantità "da poter essere
presi non solo con le reti, ma anche con ceste calate a fondo con una pietra". Il navigatore italiano raggiunse quindi il
Labrador e, credendo di aver toccato l'estremità nord orientale dell'Asia, ne
prese possesso in nome di Enrico VII. In agosto, tornato in Inghilterra, non
mancò di relazionare sulle immense ricchezze ittiche delle terre da lui
scoperte. Le sue parole furono musica per i mercanti di Bristol, ma non solo:
la notizia della scoperta dei Banchi di Terranova galvanizzò, oltre gli
inglesi, anche i pescatori bretoni e baschi, dando in seguito impulso a
numerose altre spedizioni verso i nuovi territori. L'irrequieto Caboto non si accontentò della
fama ed agiatezza conquistata attraverso la scoperta di Terranova. Appena un
anno dopo, nel maggio 1498, ripartì da Bristol con almeno quattro navi e 200
uomini di equipaggio per un secondo viaggio di esplorazione che nelle sue
speranze avrebbe dovuto raggiungere il favoloso Cipangu, corrispondente
all'odierno Giappone. Di quelle navi e dei loro equipaggi non si
seppe più nulla di certo. Secondo alcuni Caboto tornò qualche mese dopo in
Inghilterra per mancanza di viveri. Secondo altri, seguendo un varco a nord
verso il Giappone, raggiunse la Groenlandia, dove l'equipaggio si ammutinò
per il freddo insopportabile e lo costrinse a ripiegare verso sud, con esiti
ignoti. Scomparve così tra le nebbie atlantiche Giovanni Caboto che,
inviato a occidente a trovare aringhe, tornò a Bristol con un dono di valore
incalcolabile chiamato America del Nord. ALTRI NAVIGATORI ITALIANI DELL'EPOCA DI
CABOTO Alla fine del 1200 a Genova, malgrado le mappe
di Tolomeo dicessero il contrario, si accettava l’idea che l'Africa fosse
circondata dal mare. Ciò suggerì a Tedisio Doria il progetto di
andare a prendere in India le spezie via mare. A questo scopo costituì,
intorno al 1290, una società commerciale. Di questa fanno parte i due
fratelli Ugolino e Vadino Vivaldi, che nel 1291 partiranno con due galere,
raggiungendo con certezza il Senegal, dove si imbatterono in una tempesta;
poi di loro non se ne seppe più nulla. Nel 1492 Colombo raggiunse l'America ed
effettuò altre spedizioni nel 1493,1498-1499, 1502-1504. Dopo la scoperta di
Terranova da parte di Giovanni Caboto (1497), nel 1499 il fiorentino Amerigo
Vespucci partì dalla Spagna per il primo viaggio verso la costa orientale
dell'odierno Sud America. Un'altra spedizione spedizione, questa
volta portoghese, vide di nuovo al comando, nel 1501, Amerigo Vespucci, che
completò l'esplorazione del Brasile. Le descrizioni di Vespucci, moderne e
letterariamente godibili, assieme alla consapevolezza di aver raggiunto una
terra diversa dall'Asia, fanno si che il nuovo continente venga battezzato
America in onore di Amerigo dai monaci di Saint-Die' sui Vosgi, autori del
trattato Cosmographiae Introductio. Nel 1524 un altro navigatore italiano si
mise al servizio di un re straniero. Si tratta del toscano Giovanni da
Verrazzano, residente a Lione. A lui Francesco I di Francia affidò una
spedizione che esplorerò il litorale tra la Florida e Capo Cod. Il 17 aprile
il navigatore fondò Santa Margherita, la futura New York. (da "Avvenimenti", luglio 1997, aggiornato aprile 2006) |
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