Gioacchino Lipari

 

Il Capitano Gioacchino Lipari nacque a Trapani l’8.9.1878 nel quartiere Casalicchio, da Antonino e Caterina Vitta. Morì nel 1966 a Genova, dove abitò negli ultimi anni della sua vita presso la famiglia del figlio Antonino.

Nell'ambiente della marineria trapanese era conosciuto come il "cattiddraru" soprannome dovuto al padre che era un costruttore di nasse e ceste per i "conzi".

Un altro suo soprannome, nei ricordi del nipote che porta il suo nome, era quello di "u capitano 'cu pisci" perchè al centro del suo giardino, nella casa di campagna, aveva appeso a un pergolato un pesce imbalsamato.   Questo soprannome era dettato anche dalla necessità di distinguersi dal vicino, il capitano Costantino,  soprannominato "u sarristanu" forse perchè imparentato con padre Sanacore, parroco della prestigiosa cattedrale di San Lorenzo. Padre Sanacore, dopo la cattedrale, fu parroco nella meno prestigiosa ma più florida chiesa di San Francesco di Paola (Santu Patri).

In un diffuso mare di analfabetismo, il Capitano Lipari era considerato un uomo colto. Aveva frequentato per ben due anni la scuola. Dopo, a otto anni, iniziò a fare il mozzo e ad imparare le prime nozioni sul veleggiare a bordo di un “schifazzu”.

Era sicuramente nato leader, ma era anche prepotente e dispettoso. Di lui si raccontava che un giorno, dopo un periodo in mare, non avendo avuto il permesso di vedere la fidanzata, salì “all’astracu” (terrazzo) armato di fune e “zimmili” (cesta) e si tirò su la ragazza. Scoperto, reagì litigando e rompendo il fidanzamento . Come se non bastasse, ruppe tutte le giare che erano sul terrazzo e che servivano alle donne per lavare nella “casa pili”.

Si sposò con Lorenza Mistretta poco meno che trentenne. La donna, che gli diede due figli maschi, era l’unica persona che il Capitano temesse veramente. Lui non lo ammetteva, ma neppure lo smentiva.

Nel 1922  comprò un Cutter, il Giordano Bruno, un veliero di 75 tonnellate di portata. Poi vennero altri velieri e pescherecci e così venne anche il benessere per tutta la famiglia. Il Giordano Bruno , che fu la barca che maggiormente contribuì alla ricchezza della famiglia, fu venduta ad Attilio Amodeo nel 1952 e usata come vaccarizzu nella tonnara di Torretta Capo Granitola.

La parola Cutter  emerge da un vecchio libretto di navigazione del figlio del Capitano, imbarcato col padre  durante il ventennio fascista che, caso raro, mantenne la parola inglese.

Durante la seconda guerra mondiale il Giordano Bruno veleggiò, incurante del pericolo degli attacchi aerei, tra Trapani e Tripoli, in Libia. Una volta, entrando nel porto di Trapani a luce spente (cosa trasportava per non avere visibili le luci di navigazione?) ebbe una collisione. Ciò costo al Capitano Lipari una condanna ad un mese di carcere che scontò ad Erice, dove ebbe tempo di diventare amico, per il resto della sua vita, del direttore del carcere.  

(testo del nipote Gioacchino Lipari, quello che vive a Valderice).

 

 

 Foto del Capitano Gioacchino Lipari durante una sosta nel porto di Napoli nel 1927.

 

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