Vinaccere  

ovvero motocisterne per il trasporto di vino, acqua, oli.

Di Giuseppe Rallo

Da sempre trasportare per mare liquidi alimentari, come  olio,vino ed anche acqua è stata una cosa complessa. Ancora alla   fine dell’800  e sino alla prima metà  del ‘900 si portava il vino in botti  che  venivano   imbarcate con i mezzi di bordo. Praticamente poche decine di  botti, e già le stive erano piene.La prima vinaccera che iniziò un lavoro con cisterne  fu una  goletta  chiamata Santa  Teresa  Prestisimone, così come mi raccontarono i miei vecchi marinai nel  primo periodo che andavo per mare.

Era una nave in legno di  circa 300 tonnellate. Le cisterne erano pure fatte in legno, con dei cassoni  trasversali in rovere  calafatato esternamente, ben protetto con pece. La caricazione e discarica avvenivano con pompe a mano che  pescavano dalla coperta.

I  viaggi era sempre gli stessi : da Marsala,  Marzamemi,  Mazara si imbarcava il vino per Genova, dove veniva venduto nel mercato locale ad una o due botti alla volta; praticamente si stava fermi in porto 20 giorni circa per smaltire il carico.

Le vinaccere vere e proprie  sono nate nell’immediato dopoguerra, quando nei cantieri Ansaldo di Genova  c’erano in giacenza  lamiere  per la costruzione di sommergibili. Considerando che non c’era alcun armatore disposto a costruire nuove navi, il cantiere stesso  impostò delle piccole navi da 250 tonnellate, progettate sin dal primo momento come cisterne. Le prime quattro furono l’Alleanza, l’Alice Maria Pina , Il Papà Bonaiuto, e Il  Capovento . Quest’ultima motocisterna  finì tragicamente   tra Malta  e Capo Passero, capovolgendosi  per un errore di stabilità. Dei  sette membri dell’equipaggio non se ne ebbe più traccia, anche se per ironia della sorte fu recuperato lo scafo capovolto con il vino ancora nelle tanche.

Ebbi  la ventura di fare il mio primo Comando con l’Alleanza durante l’ultimo anno di attività  di quella motocisterna come vinaccera. Poi  la minuscola nave, soprannominata affettuosamente dai suoi equipaggi “Regina dei Mari”, fu venduta ad una una società di La Spezia , e sino a qualche anno fa ancora operava nel rifornimento  di acqua dolce alle navi ferme in rada.

Dal 1975 in poi cominciarono ad operare  le grandi vinaccere da 1500  sino a 3000 tonnellate di portata. Si trasportava vino dappertutto. Il monopolio del trasporto del vino era detenuto dalla società italo svizzera Ermefert, con personale nostro e anche manager  italiani che lavoravano a Ginevra. Le navi avevano nomi come Mont Blanc  o Rhone. Cisterne tutte in  inox che andavano in Canada , Sud Africa e Nord Europa. Grandi vinaccere come il Diego C., il Ketty, il Dortea, eranoinvece gestite da società di Genova. Era un  periodo in cui questa attività mercantile macinava utili non indifferenti: pensate che al dividendo di fine anno riuscivano a dividere al netto delle tasse ben 60 milioni di lire a carato, cifra da moltiplicare per  24; in pratica,  più di una grande nave di carico.

Si caricava  anche  del Marsala all’uovo, vino rosso nerissimo, un dramma per pulire poi  le cisterne. Nelle cisterne piccole si trasportava anche  Vin Santo per la…messa.

A  tempo di vendemmia e subito dopo si caricava mosto muto da Marsala, Gallipoli e Manfredonia. Era un carico molto pericoloso: si trattava di mosto mutizzato con anidride carbonica  che bloccava la fermentazione. Parecchia gente, scendendo nelle cisterne senza maschera, perse la vita. Il mosto muto serviva per fare vino, distillati ,succhi di frutta, concentrati ed alcool.

Si trasportava  vino dalla Sicilia e Puglia verso Venezia e Ravenna; a Sete, Marsiglia e Porto Vendres in Francia. Da Valencia  invece si portava il vino a Rijeka, ex Jugoslavia. Poi  il carico proseguiva il viaggio in Ungheria con i vagoni della svizzera Ermefert. Si portava vino perfino sino a Dunquerque, Brest, SaintNazaire. Era una epopea del mare, dai nostri porti partiva di tutto e di più: vino buono e cancarrone. C’erano delle cantine che ogni 15 giorni….vendemmiavano: c’era un consumo di zucchero nella nostra provincia di Trapani da fare venire il diabete a tutta l’Europa occidentale.. erano anni  in cui i francesi, grandi vinificatori, riuscivano a vendere  più vino di quello che producevano. Spesso più che produrre vino, semplicemente  lo si  “francesizzava”.

Le vinaccere hanno  segnato la storia recente della marineria   italiana: nel periodo  buono, c’erano più di 20 cisterne in giro, e tutte andavano a pieno carico. Si navigava soprattutto da ottobre a giugno, inverni  terribili passati a navigare il golfo di Lione, mare tempestoso, con barche che navigavano a velocità di 7\8 nodi con tempo buono e 2 (due) nodi con tempo cattivo. C’era una sorta di gara fra i capitani a chi faceva più viaggi,o a chi riusciva a fregare  gli altri, spesso rischiando di brutto la vita propria e quella degli equipaggi.

Oggi pochissime vinaccere  trasportano qualche carico di vino. Il traffico si è orientato su quantitativi enormi di olio d’oliva dalla Spagna e dalla Grecia, adesso  anche dalla Turchia. Ancora non si è trovato, diversamente che col vino, nessun strumento che possa accertarsi se l’olio d’oliva è sofisticato o meno, pertanto tutti si sono messi  a caricare oli di tutti i tipi e di tutte le qualità.

Le ultime vinaccere hanno diversificato il loro impiego, ma resta sempre il ricordo di quando, affacciandoti  dal ponte e guardando verso prora sentivi il profumo del vino  che usciva dagli sfogatoi delle cisterne.Ti  illudevi di essere in una cantina sociale o magari in campagna: una sensazione che con i tempi moderni è finita.

  ottobre 2006

 

    

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