A dieci chilometri a est dall'Avana si trova Cojimar, un
villaggio di pescatori che per decenni fu l'approdo piu' frequente del 'Pilar', la solida
barca a motore di Ernest Hemingway, con la quale lo scrittore faceva le sue battute di
pesca d'altura, a caccia di marlini e barracuda.
Per un quarto di secolo il cubano Gregorio Fuentes, adesso novantacinquenne, fu al
timone del 'Pilar', raccogliendo una serie nutrita di aneddoti sullo scrittore. Agli amici
che di tanto in tanto lo vengono a trovare nella sua casa intonacata di bianco, magari con
un paio dei sigari preferiti, i 'Cohiba', Gregorio racconta volentieri dei tempi andati,
quando si districava con naturale, invidiata perizia tra le insidie della navigazione e i
memorabili scoppi di collera dell'amico americano.
E' basata appunto su un eccesso d'ira di Hemingway una delle storie preferite di
Fuentes.
Accadde sul braccio di mare tra la Florida e Cuba, dove il 'Pilar' aveva navigato sin
dall'alba senza aver catturato nemmeno l'ombra di un pesce. A mezzogiorno lo scrittore
scarico' la sua rabbia sul poeta Archibald McLeish, per la prima volta suo ospite a bordo
del 'Pilar': era colpa delle innumerevoli stupidaggini dette dall'amico nel corso della
mattinata se non avevano preso nulla. Hemingway prese il timone dalle mani di Fuentes e
punto' deciso la prua verso un isolotto disabitato davanti alla costa della Florida, dove
abbandono' senza tanti complimenti il poeta, evidentemente ritenuto in quella circostanza
uno iettatore. Poi, calmo, fece rotta per Key West. McLeish rimase per lunghe,
interminabili ore sulla spiaggia deserta e dovette ringraziare Pauline, la seconda moglie
di Heminghway, se nella tarda serata il 'Pilar' torno' per soccorrere il poeta un po'
ciarliero dalle insidie di un'isola completamente disabitata come quella in cui era stato
abbandonato.
E di una pesca sfortunata narra quella che e' una delle piu' celebri storie di
Hemingway. Lo spunto gli venne dato da un incontro che un giorno Hemingway e Fuente fecero
nel mare davanti a Cojimar, quando videro un vecchio e un ragazzino in una barca da pesca
piuttosto malmessa. Hemingway fece salire i due a bordo del 'Pilar', per ascoltare dal
vecchio pescatore la storia di un anziano che usci'da solo in mare per l'ultima,
memorabile cattura di un enorme marlino blu. Era una storia semplice, ma colpi' lo
scrittore per la precisione con cui descriveva l' uomo di mare per quello che spesso e':
un perdente lucido e tenace.
Qualche tempo dopo, in uno dei suoi frequenti momenti di inquietitudine, Hemingway
comincio' a scrivere:'Era un vecchio che pescava da solo
in una barca persa nella corrente del golfo, ed erano ormai ottantaquattro giorni che non
riusciva a catturare un pesce'. Era la prima frase de 'Il vecchio e
il mare', celebre storia di Santiago, un vecchio che, diventato improvvisamente salao (sfortunato), riesce con una tenacia estrema a riguadagnare
il rispetto degli altri pescatori del villaggio e passare serenamente gli ultimi giorni di
una vita spesa a confrontarsi con il mare.
Nel 1954, poco dopo la pubblicazione del romanzo, Hemingway ebbe il premio Nobel per la
letteratura. Lo stile asciutto ed essenziale di 'Il vecchio e il mare' si discosta non
poco dai maestri della narrativa di mare: piu' che con gli eroi di Conrad e Melville, il
romanzo ha dei punti di contatto con le vicende dei tenaci quanto sfortunati pescatori di
Acitrezza raccontati da Verga ne 'I Malavoglia'. I personaggi di Hemingway, infatti,
malgrado la passione dell'autore per la competizione estrema, escono quasi sempre
sconfitti. E' la loro voglia di combattere che avvince il lettore, non le loro rare
vittorie.
La stessa tenacia nello sposare situazioni difficili, nel porsi spesso fuori dagli
schemi fu seguita da Hemingway sino all'ultimo.
All'inizio degli anni sessanta il braccio di mare piu' amato dallo scrittore, quello
compreso tra Cuba e la Florida, si restringe improvvisamente. La vittoria di Fidel Castro
su Batista, poco amato dallo scrittore, sottopone Hemingway alle pressioni maccartiste del
governo americano. Evidentemente in alcuni ambienti di Washington da fastidio che lo
scrittore americano piu' famoso dell'epoca mantenga ancora rapporti con la Cuba del dopo
Batista. Addirittura nel maggio del 1960 Hemingway, dietro suggerimento di Gregorio
Fuentes, partecipa ad una gara di pesca al marlino con Fidel Castro, e la foto che ritrae
i due alla fine della gara fa il giro del mondo. Poco tempo dopo, improvvisamente,
Hemingway lascia Cuba e i suoi amici, promettendo di tornare.
Si stabilisce a Key West, estrema propaggine della Florida, a meno di duecento miglia
dalla costa settentrionale di Cuba. Da quel momento comincia una fase di depressione che
non lo abbandonera' piu'. Si sente spiato, crede di essere seguito dall'Fbi. Si sapra' in
seguito che non erano solo impressioni. Da documenti successivi emergera' che la Cia lo
teneva d'occhio continuamente: l'America di Eisenhower non si fidava di lui.
All'alba del 2 luglio 1961 Hemingway e' nella sua casa di Ketchum, nell'Idaho. Prende
un fucile dalla rastrelliera e si allontana. Si sente risuonare uno sparo: l'estrema
protesta contro un mondo, quello della guerra fredda, che aveva posto limiti a lui
insopportabili nel braccio di mare tra Key West e Cojimar, tra il suo paese e alcune delle
le esperienze piu' felici della sua vita vagabonda. Di Hemingway a Cuba rimangono un museo
e il ricordo vivido di Gregorio Fuentes. In una parete della sua casa di pescatore sta
sempre in bella mostra l'ingrandimento di una foto che lo ritrae accanto al suo amico
americano, con sullo sfondo il 'Pilar' ancorato nelle acque ben riparate di Cojimar.