| PIRATI di IERI
PIRATI, CORSARI O BUCANIERI?
(Antonino Rallo,
"Avvenimenti", 31 marzo 1993)
Il primo testo ben documentato sulla pirateria fu 'Buccaneers of America', stampato in Olanda nel 1678 e tradotto in
molte lingue. Il libro, ristampato in Inghilterra ben venti volte, mostra sul frontespizio
il ritratto di Sir Henry Morgan, che nel 1685 mando' in tribunale l'autore, Alexander Exquemelin, colpevole di averlo esplicitamente citato con
il termine di pirata.
I giudici diedero ragione all'avventuriero, in quanto la parola pirata, di origine greca, significa semplicemente persona che ruba
o saccheggia in mare. Morgan era invece un 'privateer' vale a
dire comandante di un vascello mercantile armato autorizzato dal proprio governo a
catturare navi di nazioni considerate ostili.
La parola corsaro e' da riferirsi invece
ai pirati che fino a quasi la meta' del secolo passato terrorizzarono il Mediterraneo.
I pirati e 'privateer', generalmente francesi e inglesi, che operavano
nei Caraibi e lungo le coste americane infliggendo gravissimi danni ai galeoni spagnoli e
ai loro equipaggi, alla fine del 1600 presero il nome di bucanieri,
dal francese 'boucan', uno spiedo da loro usato per arrostire la carne.
Il loro covo piu' importante fu per diversi decenni Port Royal, sulla
costa meridionale della Giamaica. Nel 1655 gli inglesi lo avevano strappato ad una
guarnigione spagnola e vi avevano costruito un forte per difenderne il porto. Per quasi
quaranta anni i governatori di Giamaica incoraggiarono i bucanieri a usare Port Royal come
base per le loro scorrerie, allo scopo di dissuadere gli spagnoli a riconquistare la
Giamaica. Gli spietati avventurieri del mare vi poterono riparare le navi, fare provviste
e trovare un mercato per le loro refurtive. Ma soprattutto poterono usufruire di una
impunita' quasi illimitata.
Risse violentissime e feste sfarzose si alternavano a Port Royal, in un
clima di estrema dissolutezza che vedeva bucanieri, mercanti senza scrupoli e prostitute
come principali attori. Tutto fini' a mezzogiorno del 7 giugno 1692, quando un tremendo
terremoto distrusse la citta', che per due terzi scomparve sotto il mare. Duemila persone
perirono durante il sisma, mentre altrettanti superstiti morirono in seguito di febbri e
stenti.
Cio' che caratterizzava invece la pirateria nel Mediterraneo
era il tipo di bottino preferito dai pirati sia musulmani che cristiani: esseri umani da
ridurre in schiavitu'. Gli schiavi erano ritenuti preziosi sia come manodopera che per
possibili riscatti. Un motivo in piu' per la grande richiesta di schiavi in quel periodo
dipendeva anche dal tipo di nave usata dai pirati, la galera, che altro non era che una
grossa imbarcazione a remi armata di uno o piu' cannoni.
La mortalita' era alta tra gli schiavi che pativano ai remi, e il
peggiore destino che poteva capitare a una persona catturata dai pirati era di finire i
propri giorni nella stessa galera.
I porti corsari piu' importanti per i pirati
barbareschi erano quelli di Tripoli, Tunisi e Biserta. Ma era ad Algeri che i
pirati nordafricani avevano la loro base piu' munita. Da li' partivano scorrerie che
terrorizzavano non solo le nostre coste, ma anche paesi cristiani oltre lo stretto di
Gibilterra.
Irlanda, Gran Bretagna, Danimarca e perfino l'Islanda non furono immuni
dalle spedizioni dei pirati musulmani. Nel giugno del 1637 due galere algerine raggiunsero
Baltimore, una localita' costiera della contea di Cork, in Irlanda. Circa duecento
cittadini inermi, sorpresi nel sonno, finirono la loro vita in schiavitu' in Nordafrica.
Le incursioni barbaresche si fecero ancora piu' temibili durante le
guerre napoleoniche, approfittando dello stato di belligeranza tra le potenze
cristiane.Dopo il congresso di Vienna i rappresentanti di alcune potenze navali europee
decisero di reagire energicamente . Nell'agosto 1816 una forte squadra navale
anglo-olandese bombardo' pesantemente Algeri ed altre roccaforti corsare berbere,
ottenendo la liberazione di piu' di tremila schiavi cristiani. Ma fu solo dopo la
conquista francese di Algeri (1830) che la pirateria nel Mediterraneo comincio' a
declinare drasticamente.
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