Sono le tre del mattino a bordo
della nave portacontainer 'Australian Star', diretta in
Giappone dopo aver lasciato il porto di Singapore dodici ore
prima. E' l'ora piu' lunga della guardia del secondo , quando il sonno e la stanchezza
appannano i riflessi e l'attenzione. Per tenersi svegli, a poco vale tentare di parlare
con il timoniere, un cingalese di buona volonta' che pero' a malapena riesce a comprendere
i numeri che esprimono la rotta e pochi altri ordini.
L'ufficiale guarda l'orologio e si porta allo schermo radar per fare il
punto nave. Stanno navigando nel Mar Cinese Meridionale:
puntini verdi fosforescenti delineano sullo schermo le sagome delle isole Natuna Besar.
Nessuna nave di controbordo nel raggio di 24 miglia; nella parte inferiore dello schermo,
invece, appare e scompare un debolissimo puntino che si avvicina velocemente alla nave.
L'ufficiale non ci fa caso, confondendolo con una delle tante false eco che affollano a
volte gli schermi dei radar. Il navigante misura al radar la distanza dalla piu' vicina
delle isole Besar e si porta per pochi secondi in sala nautica, a segnare il punto sulla
carta.
Nel frattempo un' imbarcazione veloce raggiunge la nave e una lunga scala di bambu' viene appoggiata alla poppa della 'Australian
Star'. Vi salgono agilmente sei uomini armati di mitra a armi da taglio. Guidati da
uno di loro, si inoltrano con sicurezza nell'intrico di piccoli corridoi che portano alle
cabine dell'equipaggio. Giunti davanti alla cabina del comandante, il capo dei pirati ha
un momento di esitazione, per poi dirigersi nella cabina accanto, in genere vuota, dove
sta riposando il capitano Peter Newton, di nazionalita' britannica, imbarcato a Singapore
poche ore prima.
Il malcapitato, stordito dal sonno, si trova il filo di una lama
appoggiato sulla gola, mentre il capo della banda gli intima,
in perfetto inglese, di non arrischiarsi a gridare, pena la
vita. L'ufficiale viene colpito alla testa, legato e trascinato nella cabina adiacente,
dove viene fatto inginocchiare davanti alla cassaforte della nave. Il capo dei pirati
sembra di conoscere bene quella cabina, tanto da identificare
e disattivare in pochi secondi l'allarme sonoro nascosto sotto la scrivania . Dopo essersi
appropriati del contenuto della cassaforte, i pirati si dileguano. Al comandante dell' 'Australian Star' rimane il sospetto inquietante di avere gia'
sentito la voce del capo dei pirati a Singapore, poco prima della partenza. Si precipita
in sala radio e comunica l'avvenuto al centro antipirateria del Bureau
Marittimo Internazionale (IMB), a Kuala Lumpur, in Malesia. La signora Kuo Shiao-Hsin, uno degli investigatori
anti-pirateria piu' impegnati, annota su di una scheda i dati dell'accaduto. Alla fine
della comunicazione radio cerca di rassicurare il capitano Newton:'Capisco che il suo
imbarco non e' cominciato nel migliore dei modi, ma per lo meno e' riuscito a salvare la
pelle. In quanto al capo dei pirati, questa volta spero di incastrarlo. Tra qualche ora
prendero' un aereo per Singapore. Buona navigazione, comandante.'.
L'episodio che abbiamo appena ricostruito e' accaduto alcune primavere
fa, ma da allora diverse centinaia di navi mercantili sono state arrembate nelle ore della
notte da bande spietate, spesso collegate alle numerose mafie asiatiche e alle autorita' portuali e militari dei paesi che dovrebbero reprimere il
fenomeno criminale.
Le acque attorno a Singapore costituiscono uno dei piu' stretti ed
affollati bracci di mare del mondo, poco distante da centinaia di minuscole isole
indonesiane disabitate, ciascuna delle quali puo' essere una base ideale per i pirati. Fu
li' qualche anno fa la nave 'Marta', battente bandiera cipriota, fu abbordata da una banda di quattro pirati che, dopo
aver sopraffatto i sette uomini di equipaggio, li ammanetto' e tenne prigionieri in fondo
ad una stiva. I pirati quindi cambiarono i colori del fumaiolo e il nome della nave,
sostituendo la bandiera cipriota con quella di un altro paese. Cosi' camuffata, il
mercantile navigo' per due giorni prima di raggiungere il luogo di appuntamento con altri pirati. Da dentro la stiva l'equipaggio pote' udire una chiatta
affiancarsi alla loro nave e alleggerirla del carico di stagno. L'operazione duro' due
giorni, dopodiche' la nave viaggio' per altri due giorni prima che i pirati fuggissero su
di una scialuppa a motore, portandosi dietro il capitano, la radio e le carte di bordo. Il
caso del 'Marta' fu importante per entrare nei meccanismi che
regolano le azioni criminali della moderna pirateria, in
quanto l'International Maritime Bureau riusci' ad avere informazioni preziose dai
componenti dell'equipaggio superstiti. A proposito Eric Ellen, dell'IMB, commento': 'Non
solo un abbordaggio del genere mostra un alto livello di organizzazione, ma dimostra anche
il grado di impunita' di cui i pirati possono godere. Nel
caso del 'Marta', uno dei pirati disse ai marinai prigionieri che quello era il sesto
arrembaggio sferrato con successo in un anno.'
In un quadro di diritto della navigazione
che a livello internazionale si dimostra giorno dopo giorno sempre piu' inadeguato, la lotta alla pirateria si fa sempre piu' difficile. Le
circostanze, infatti, cospirano a favore dei criminali del mare: gli equipaggi delle navi
vengono sempre piu' ridotti all'osso e i governi tendono ad usare il paravento
dell'extra-territorialita' per non intervenire. Il direttore dell'International Maritime
Bureau ultimamente e' riuscito solo a fatica a raccogliere 85.000 dei 200.000 dollari
necessari a potenziare il centro informazioni anti-pirateria in Malesia. Il programma
dell'organizzazione e' stato duramente attaccato dall'Indonesia,
preoccupata che il centro metta in forse il prestigio dei propri servizi anti-pirateria,
spesso accusati di connivenza. L'IMB, per bocca di Eric Allen, controbatte:'Bisogna fare
presto. I pirati sanno benissimo che gli equipaggi delle navi mercantili sono soli ed
indifesi. Se non si prenderanno provvedimenti seri, la criminalita' dei mari avra' una
crescita incontenibile entro la fine di questo millennio.'
I LUOGHI DELLA NUOVA PIRATERIA
Negli ultimi anni, sono stati segnalati casi sempre piu' frequenti al
largo del Brasile e dell'Africa
Occidentale. Ma e' nel Sud-Est Asiatico che il
fenomeno e' cresciuto in maniera allarmante, collegato in qualche modo con i livelli di
corruzione delle autorita' locali. Se ne comincio' a scrivere una ventina di anni fa,
quando bande di criminali spietati si avventarono contro le imbarcazioni sovraccariche di
'boat-people' -gli sventurati profughi vietnamiti- derubando,
uccidendo e stuprando, per poi buttare quasi sempre i superstiti in pasto ai pescecani. Per qualche tempo non si parlo' piu' del fenomeno, che
nel frattempo si e' andato sempre piu' caratterizzando per l'attacco a navi mercantili di
qualsiasi stazza e nazionalita'. La situazione e' precipitata negli ultimi anni, tanto che
tempo fa il 'Sunday Times' dedico' otto colonne in prima
pagina all'intervento della marina britannica nelle acque
attorno a Singapore in operazioni anti-pirateria. Anche
l'Indonesia ultimamente si e' decisa a prendere la cosa sul serio, comprando ben quaranta
motocannoniere veloci appartenenti alla ex-Germania dell'Est, da essere usate per la lotta
alla pirateria. Sui buoni propositi delle autorita' indonesiane i dubbi non sono pochi,
visto che sinora hanno boicottato in vari modi gli sforzi del nucleo antipirateria dell' IMB, un'organizzazione internazionale non governativa spesso
osteggiata dalle autorita' dei paesi dell'area.
All'International Maritime Bureau hanno prove che diversi mercantili vengono rubati, cambiati di nome e documenti di immatricolazione con la
complicita' di autorita' marittime corrotte, e fatti navigare
con un carico 'legittimo'. Carico che naturalmente non arrivera' mai a destinazione, in
quanto sara' fatto sparire poco prima che la nave cambi ancora una volta nome e riprenda
un altro carico, appoggiandosi ad agenzie marittime al di
sopra di ogni sospetto. Il gioco continuera' sino a quando la sagoma della nave rubata non
comincera' ad essere facilmente riconosciuta nei porti tra Taiwan,
le Filippine e Sumatra. Allora,
con molta probabilita', il mercantile verra' portato a Bangkok
e svenduta ai demolitori. I commercianti di ferraglia di
Bangkok pagano attorno a 300.000 dollari per ogni nave, e non fanno mai domande sulla
provenienza. Se lo dice la signora Shiao-Hsin, investigatrice dell'International Maritime
Bureau, c'e' da crederci.